Il re dei mostri è tornato. La seconda trasferta americana di quello che in Giappone (sua paese d'origine) è considerato un mito è capitaneggiata da Gareth Edwards. Godzilla è riuscito a conquistare anche l'Occidente, tanto da meritarsi una stella sul Walk of Fame di Los Angeles grazie al film del 1998 di Emmerich. Il film del regista di Independence Day poteva contare all'epoca su tecnologie all'avanguardia e riusci' a tirarne fuori qualcosa che a molti non piace, ma che sicuramente col passare degli anni ha acquisito un certo fascino (anche se mai quanto la prima pellicola made in Japan del 1954). A distanza di soli 16 anni, la crisi di idee che attanaglia Hollywood ha portato la Warner a risvegliare il preistorico mostro. Dalla loro parte c'è l'indubbia evoluzione degli effetti speciali, ma proporre un semplice disaster movie ormai non basta più.
Ed ecco che hanno cercato di complicare le cose confezionando una trama più articolata . Questa cosa può funzionare ed intrigare nella prima parte del film, ma si ha sempre la perenne impressione che qualcosa blocchi il meccanismo facendo andare tutto a rilento, anche quando l'azione dovrebbe essere al centro della scena. Bryan Cranston è il personaggio più cazzuto della pellicola, sfruttato poco considerando la sua grande personalità, sacrificato per dare spazio a personaggi molto meno caratterizzati. L'intreccio rimane abbastanza convincente, anche se le reazioni umane sono talvolta credibili ed altre volte no. Partiamo dal presupposto che se nella realtà comparisse un mostro delle dimensioni di Godzilla, metà popolazione morirebbe subito d'infarto. Nella scena finale il protagonista ce l'ha praticamente di fronte e resta quasi impassibile. E non è l'unica cosa che fa storcere il naso e scendere (avete capito). Le guardie armate che scortano Godzilla, le coccole tra i due mostri, la delusione d'amore e la lotta che ne consegue non sono certo da meno. C'è però da elogiare il fatto che, in un film di mostri e distruzione, l'elemento umano non sia stato affatto messo da parte. Tralasciando che per sceneggiatura non stiamo parlando del film del secolo (ma guarda un po', ed io che pensavo vincesse l'Oscar), lo spettacolo c'è ed è possente quanto il mostro stesso. Godzilla paradossalmente non appare tantissimo, ma quando appare ti rimane dentro agli occhi. Imponente, particolareggiato, carismatico. Peccato che lo stessa cosa non si possa dire per l'altra creatura, Muto, che improvvisamente si moltiplica senza neanche capire il perchè. A proposito, quando vedrete per la prima volta il mostro che si libera e vi chiederete disperati chi cavolo sia, consolatevi sapendo che quello non è Godzilla. In compenso si deve rilevare l'impeccabilità del comparto tecnico. La regia è molto curata, idem le scene d'azione. Una CGI molto presente, ma che personalmente non mi ha disturbato affatto, anzi. Effetti sonori magistrali. Da brividi la scena del salto dall'aereo con la scia rossa, quella del ponte ed il finale, in cui il mostro ci viene presentato come l'eroe che ha sempre rappresentato per i giapponesi. Un blockbuster che fa alla grande il suo dovere, talvolta forzato, ma sempre un piacere per gli occhi. Lasciando stare le innumerevoli cavolate di scrittura, è un film che può appassionare e divertire (nel vero senso della parola). La fine della seconda parte diventa quasi una parodia, ma non dimentichiamoci che stiamo pur sempre parlando di un film dedicato ad un mostro gigante che distrugge la città. D'altronde il cinema è anche questo.
P.S. Sconsiglio la visione in 3D, palesemente convertito.
VOTO (DA 1 A 4 STELLE)
2,5 su 4
CONSIGLIATO: SI



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